
A meno che tu non abbia passato gli ultimi anni in una tribù isolata dal mondo, ti sarai accorto che navigare sul web nel 2026 è molto diverso rispetto a un paio di anni fa. Il modus operandi delle truffe si è evoluto: se prima la preoccupazione era non cliccare su un link sospetto in un'email scritta male, oggi bisogna stare attenti anche alle voci e ai volti che conosciamo bene.
L'AI è l'ennesima invenzione umana caduta nelle mani sbagliate. Ai criminali informatici basta un breve video pubblicato sui social o un messaggio in segreteria per clonare l'identità di qualcuno con una precisione che mette i brividi.
Deepfake e truffe vocali: come non farsi fregare al telefono
Il pericolo può arrivare proprio dai tuoi contatti fidati. Ad esempio: ricevi una chiamata da tuo figlio, o magari da un tuo caro amico o collega. Il numero è lo stesso (o potrebbe esserlo), la voce è identica alla sua, il tono è agitato e la richiesta è urgente, possibilmente ti chiede soldi per un'emergenza improvvisa. A tua volta ti agiti, non ti fermi a pensare e rischi di mandare dati sensibili o denaro all'uomo dietro l'algoritmo. Ti ha fregato!
Non è ancora successo, ma meglio non farsi cogliere impreparati.
Non fidarti di quello che vedi sul display, perché i truffatori possono falsificare il numero di chi chiama usando un software per lo spoofing telefonico. A me è successo proprio ieri dopo aver contattato il giorno prima un noto fornitore di energia elettrica e gas. Non gli ho risposto.
Se pensi che a cascarci siano utenti giovanissimi o gli over 70 considerata la categoria più vulnerabile e soggetta a questo tipo di attacchi, ti sbagli e anche tanto.
⚠️Quando ricevi una chiamata che ti sembra sospetta, anche se la voce è proprio quella, riattacca e richiama tu usando il numero che hai in rubrica.
La soluzione per fregare l'algoritmo in questo caso è semplice: una parola segreta (safe word) che ti rende più furbo di qualsiasi computer. L'Intelligenza artificiale non può conoscere un segreto che hai deciso a voce con la tua cerchia ristretta.
Deepfake video: non credere sempre a quello che vedi
Oltre alla voce, si possono creare video dove sembra davvero di parlare con qualcuno che conosci. Anche se questa tecnologia inizia a fare paura, ha ancora dei punti deboli che puoi sfruttare se guardi con molta attenzione.
Se sei in videochiamata e hai un dubbio, chiedi alla persona di girare la testa di profilo o di passarsi velocemente una mano davanti al viso.
Sempre parlando di facce, non dimenticare che il problema non è solo chi cerca di imitarti, ma anche come tratti il tuo volto "reale".
Nel 2026 molti servizi e App ti offrono l'opzione facial scanning per tua comodità, ma la tua faccia non è un codice a barre. Non è come un PIN o una chiave fisica, se un database biometrico viene hackerato, non puoi certo "cambiarati i connotati" per sicurezza.
I pericoli degli Agenti AI
Se sei un utente un po' più smaliziato, saprai che oggi gli "agenti AI" a cui abbiamo dato libero accesso alle nostre vite possono essere pericolosi. Collegare strumenti come ChatGPT o Gemini alla tua email o ai tuoi documenti di lavoro è comodissimo, ma può costarti caro.
Il pericolo principale è il data leakage (fuga di dati): le informazioni sensibili che carichi potrebbero essere memorizzate o, peggio ancora, usate per addestrare i modelli futuri senza che tu abbia dato un consenso esplicito. Ciò significa che i tuoi segreti aziendali o personali possono "riemergere" nelle risposte date ad altri utenti.
Proprio per evitare questi pasticci è nato l'AI Act europeo: una legge che obbliga chi crea questi strumenti a essere trasparente e a rispettare regole precise in base a quanto sono "rischiosi" per la nostra privacy. È un bel passo avanti, ma nel frattempo il grosso della difesa resta nelle tue mani.
Cosa puoi fare? Ti consiglio di fare un check periodico nelle impostazioni dei tuoi account e revocare i permessi a tutti quei plugin, estensioni o assistenti AI che non usi più da tempo. Meno "occhi artificiali" hanno accesso ai tuoi file, più riduci la superficie di attacco.
Come bloccare il tracciamento online con il Global Privacy Control (GPC)
Mentre metti al sicuro telefonate e videochiamate, devi pensare anche a quello che succede quando navighi. Ogni volta che apri un sito, lasci briciole di dati che il più delle volte vengono vendute o condivise a tua insaputa.
Qui ti viene in aiuto il Global Privacy Control (GPC), una sorta di "bandiera" digitale. Attivando questa funzione nelle impostazioni del tuo browser, dici automaticamente a ogni sito: "Ehi, non vendere i miei dati e non tracciarmi".
Non sto parlando della classica richiesta "Do Not Track", quella è solo volontaria e non c'è una legge che obbliga a rispettarla. Il GPC, invece, è un meccanismo di opt-out riconosciuto da quadri normativi come il CCPA o il GDPR. In pratica, è un comando che ha valore legale che dal 2026 passa dall'essere un'opzione volontaria a un requisito legale in un numero crescente di giurisdizioni.
Con il GPC non devi impazzire con banner infiniti che ti chiedono il consenso per i cookie ogni due secondi; il segnale fa il lavoro noioso per te. Molti siti web rispettano questo segnale e cambiano le loro impostazioni per proteggere la tua privacy.
È una cosa che attivi in un attimo (se non è già attiva per impostazione predefinita): su browser come Brave, Firefox o DuckDuckGo ti basta un clic nelle impostazioni. Se usi Chrome o Edge, invece, scarica un'estensione come Privacy Badger per bloccare i tracker nascosti.
Per vedere se il GPC sta funzionando, vai sul sito globalprivacycontrol.org.
Se vedi un banner che ti dà il benvenuto senza un bollino rosso, significa che la tua "bandiera" sta sventolando correttamente. Se non è così, scarica un browser/estensione che lo supporti.
Riprenderti i tuoi spazi non significa smettere di usare la tecnologia, ma solo imparare a non farti raggirare da chi corre troppo più veloce di te.
Potrebbe interessarti anche:
Migliori AdBlocker per la Privacy
Motori di ricerca privati: le alternative a Google
Come capire se un sito web è sicuro
Navigazione in incognito: guida completa alla privacy online
Nessun commento:
Posta un commento