Proteggere i bambini dai principali pericoli di Internet

Bambina perplessa mentre utilizza un computer portatile all'aperto

Molti bambini e adolescenti passano gran parte del tempo libero online attaccati al proprio dispositivo mobile o da PC. Internet e tutta la tecnologia attuale può offrire molte opportunità di apprendimento e svago, ma può in certi casi rappresentare una seria minaccia. E i numeri, purtroppo, ci dicono che la situazione non sta migliorando: secondo i dati ISTAT più recenti (Rapporto "Cittadini e ICT": www.istat.it/comunicato-stampa/cittadini-e-ict-anno-2025), in Italia oltre il 95% dei ragazzi a partire da 11 anni utilizza Internet quotidianamente (con un picco che sfiora il 98% tra i 15 e i 24 anni).


Sicurezza su Internet: ecco i principali pericoli per i bambini e i ragazzi e come evitarli

Video violenti e immagini inadeguate sono soltanto alcuni dei pericoli della rete che i piccoli possono incontrare navigando il Web, anche con funzionalità come la ricerca sicura ed il parental control. A questi rischi "storici" si sono aggiunte negli ultimi anni nuove minacce legate all'intelligenza artificiale generativa: deepfake, immagini manipolate e chatbot senza filtri, ulteriore fonte di preoccupazione per genitori e educatori.

Il cyberbullismo

Uno dei tanti pericoli proveniente da Internet è il cyberbullismo, un fenomeno frequente e dannoso, basta uno smartphone. Colpisce prevalentemente ragazzi tra 11 e 17 anni con comportamenti offensivi e violenti da parte dei coetanei. Le vittime predilette di questo fenomeno sono soprattutto le bambine tra gli 11 e i 13 anni.

Il cyberbullismo attraverso messaggi di testo, piattaforme di social media e chat room, è purtroppo molto diffuso nel mondo di oggi, è probabilmente una delle minacce più difficili da affrontare. E i dati italiani lo confermano: secondo le rilevazioni di Telefono Azzurro e del Safer Internet Centre Italia (2024), circa 1 adolescente su 3 dichiara di aver assistito o subito episodi di bullismo online ( i più piccoli soltanto 5 anni), e le richieste di aiuto al servizio di ascolto (144 — Servizio Infanzia) sono in costante crescita anno dopo anno.
Fonte: https://azzurro.it/bullismo-e-cyberbullismo-in-aumento-oltre-100-casi-gestiti-dal-114-nel-2024-urgente-limpegno-delle-istituzioni/

Le chat room e i social media possono a loro volta essere usati dai predatori per fare amicizia con i minori, fingendo di avere la loro età e convincendoli a fare ciò che vogliono.

Circa il 59% degli adolescenti riferisce di essere stato molestato o vittima di bullismo online. Un dato che trova riscontro anche nelle segnalazioni alla Polizia Postale, che nel biennio 2024-2025 ha registrato un aumento significativo dei casi di *dec*ment* online e sext*rti*n.

Anche in Italia c'è un uso problematico dei social, il 62,3% dei preadolescenti ha almeno un account I dati mostrano come l'approccio ai social network cambia con la crescita, creando un vero e proprio divario di genere. Se a 11 anni la situazione è quasi in parità (li usa il 15,6% delle ragazze contro il 14,1% dei ragazzi), a 13 anni le strade sembrano dividersi: la presenza femminile sale al 20,5%, mentre quella maschile crolla all'11,3%. Un trend che si consolida a 15 anni, quando quasi una ragazza su cinque (18,5%) continua a frequentare queste piattaforme, contro meno di un ragazzo su dieci (8,8%).

Cosa pensano i diretti interessati?

Per il Safer Internet Day 2017, l'Unicef aveva reso noto un sondaggio: Nel mondo un utente di Internet su tre è un bambino.

Oltre la metà (53%) degli adolescenti nel mondo crede fermamente che i bambini e loro stessi corrano il rischio di essere vittime di abusi o di essere sfruttati attraverso il web, e un altro 27% si trova abbastanza d'accordo.

Lo stesso sondaggio rivela che oltre la metà degli adolescenti pensano che i loro amici siano entrati in contatto con situazioni pericolose online, anche se circa 9 intervistati su 10 credono di poter evitare i pericoli del web.

Il 59% degli adolescenti crede che incontrare nuove persone online sia abbastanza o molto importante per loro, e il 90% pensa che socializzare e comunicare con i propri amici online sia altrettanto importante.


Un'indagine più recente ci dice che la maggioranza dei ragazzi tra i 12 e i 16 anni sottovaluta i rischi legati alla condivisione di contenuti personali, convinta che "a me non succederà". Eppure, quasi la metà ammette di non sapere a chi rivolgersi in caso di problemi online.

Altri dati forniti da Unicef e non solo:

Ogni giorno nel mondo 175.000 bambini e ragazzi si connettono per la prima volta nella loro vita a Internet: in media, uno ogni mezzo secondo. Globalmente, un utente su tre è minorenne: il gruppo di età di gran lunga più connesso, con un tasso di presenza online del 71% rispetto al 48% della popolazione totale.

L'accesso digitale espone questi ragazzini ad un gran numero di benefici e opportunità, e allo stesso tempo a una serie di rischi e minacce, tra cui l'accesso a contenuti dannosi, lo sfruttamento e l'a*uso *e**uale, il cyberbullismo e uso improprio di informazioni private.

Secondo i dati UNESCO sulla prevalenza del cyberbullismo nei paesi ad alto reddito, la percentuale di bambini e adolescenti che ne sono vittime varia tra 5% e 21%, con una maggiore probabilità per le ragazze di subire questa prepotenza.

In Italia naviga su Internet il 98% dei giovani tra i 15 e i 24 anni in particolare, il tasso è pari a 89,8% fra le ragazze e a 90,6% fra i coetanei maschi. Un dato che, stando alle rilevazioni ISTAT 2025, è ormai in crescita anche nelle fasce più giovani: tra gli 11 e i 14 anni si supera il 92%, segno che il divario generazionale nell'accesso alla rete si è praticamente azzerato.

Secondo gli studi, le vittime di cyberbullismo hanno maggiori probabilità di entrare nel consumo di *lc**l e dr*gh* e di cadere nell'abbandono scolastico rispetto agli altri studenti. Hanno anche maggiori probabilità di conseguire risultati scolastici negativi, avere bassa autostima e problemi di salute. In situazioni estreme, il cyberbullismo può condurre al su*c*d*o.

Secondo il Rapporto nazionale sulle dipendenze 2024, circa il 26% dei giovani tra i 15 e i 24 anni dichiara di aver fatto uso di sostanze psicoattive illegali almeno una volta negli ultimi dodici mesi.
Fonte: https://www.sipad.network/dipendenze-lemergenza-silenziosa/

L'Osservatorio Nazionale Adolescenza (2024) segnala un aumento preoccupante di episodi di *uto*esionismo correlati a esperienze di violenza digitale, soprattutto nella fascia 12-15 anni.

Leggendo questi dati c'è poco da stare tranquilli. Spiegare ai propri figli i possibili rischi del Web non è evidentemente sufficiente. Forse i primi ad avere bisogno di un piccolo aiuto sono proprio i più grandi. La maggior parte delle persone ha una scarsa consapevolezza o del tutto nulla della quantità di dati personali immessi in Internet, e, ancora meno, dell'utilizzo che altri potrebbero farne.


I più piccoli imitano i più grandi

Come i grandi, anche i più giovani inviano messaggi privati e pubblicano sui social aggiornamenti di stato che potrebbero danneggiare la propria reputazione. I materiali messi online rimangono lì per sempre.
Uno studio condotto da AVG qualche anno fa (era il 2014) ha rilevato che 1 su 3 ha rimpianti per qualcosa che ha fatto online prima di compiere 16 anni.

Infografica AVG con adolescenti sdraiati sull'erba che scattano selfie, con dati sul rimpianto per i contenuti pubblicati online

AVG Technologies aveva intervistato quasi 4.000 ragazzi di età compresa tra 11 e 16 anni a settembre 2014 in AUS, BRA, CAN, CR, FR, GER, NZ, Regno Unito e Stati Uniti. Quasi un terzo degli adolescenti (28%) si è pentito di aver pubblicato qualcosa online. La ricerca ha anche rilevato che il 32% ha chiesto a qualcuno di rimuovere i contenuti pubblicati online, perché non gli piaceva (61%) o era troppo personale (28%). Una volta che i materiali finiscono online, è quasi impossibile cancellarli completamente.
E oggi il problema si è ampliato: con la diffusione dei contenuti generati dall'IA, foto o video possono essere facilmente manipolati.

In Italia va meglio? Direi di no

La società di sicurezza informatica Kaspersky ha commissionato a Educazione Digitale il sondaggio che ha coinvolto un campione di 1.833 bambini italiani tra maggio e ottobre 2021. Hanno collaborato all'indagine 88 scuole italiane, parte del progetto Digital Security di Kaspersky.

Dal sondaggio era venuto fuori che il 40% dei bambini, tra i 5 e 10 anni, ha ammesso di condividere dati e informazioni personali online, anche a sconosciuti.
Il 36% di loro ha dichiarato di aver ricevuto su internet proposte pericolose da parte di contatti estranei.

La tendenza non accenna a rallentare, anzi i pericoli si evolvono. Secondo i dati diffusi da Save the Children nell'aprile 2025 sull'infanzia e il digitale, il 62,3% dei preadolescenti ha ormai almeno un account social. L'organizzazione lancia l'allarme sulla crescita dei casi di gr**ming.

Ci sono poi i numeri emersi in occasione del Safer Internet Day 2025: quasi la metà dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni è stata vittima di cyberbullismo, con l'Intelligenza Artificiale che sta introducendo nuove insidie legate alla manipolazione delle identità.
Fonte: www.savethechildren.it/press/safer-internet-day-save-children-il-47-dei-15-19enni-vittime-di-cyberbullismo-lai-usata-dal.

Un quadro che fa riflettere, perché suggerisce che il silenzio dei ragazzi, spesso spaventati all'idea di vedersi togliere lo smartphone, non equivale affatto alla loro sicurezza.


Cosa può fare un genitore per ridurre i possibili rischi dall'uso improprio di smartphone e social

Parlare con i propri figli di cosa può accadere quando la tecnologia viene usata nel modo sbagliato è la base di tutto. Serve un dialogo aperto, continuo, senza toni allarmistici. I ragazzi hanno bisogno di sapere che possono chiedere aiuto senza essere giudicati.

L'uso eccessivo di Internet può causare o contribuire almeno in parte ad una miriade di problemi di salute, uno dei tanti è l'obesità infantile, frutto della mancata attività fisica sostituita da giochi per computer e smartphone, televisione e dalla cattiva alimentazione. A questo si aggiungono disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione e, nei casi più seri, sintomi ansiosi e depressivi.

Dare il buon esempio e limitare l'uso dello smartphone o del PC è già un buon inizio. Un buon Parental Control come Qustodio o FamiSafe può aiutarti in questo. Ma i software da soli non bastano: il Digital Services Act europeo (www.generazioniconnesse.it/site/it/2024/04/18/digital-services-act/), entrato pienamente in vigore da febbraio 2024, impone a tutte le piattaforme obblighi più stringenti anche sulla protezione dei minori, dalla verifica dell'età alla rimozione rapida di contenuti dannosi.

È un passo avanti importante, ma la prima linea di difesa restiamo noi, in casa, ogni giorno.

In definitiva, non si tratta di demonizzare la rete né di vietare l'uso dei dispositivi. Si tratta di accompagnare i ragazzi in un percorso di consapevolezza, dando loro le basi per riconoscere i rischi e, soprattutto, la certezza che possono sempre contare su un adulto di riferimento. Perché in fondo, la miglior protezione è una relazione solida e un dialogo che non si interrompe mai.

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